I GRANDI ARCHEOLOGI
LISA SOTILIS COLLECTION
since 1971

I

Blog

visualizza:  completo / riassunto

Lisa Sotilis and the exhibitions

Pubblicato il 14 novembre 2014 alle 11.35 Comments commenti (0)


LISA SOTILIS – Ritorno al Mediterraneo mostra a Spazio Tadini

     

 

L’artista è madrina della mostra a Spazio Tadini patrocinata dal Ministero della Cultura della Grecia, dal Club Unesco di Treviglio e Bergamo, in collaborazione con il Centro Elleco di Cultura e la Comunità Ellenica Per affrontare, anche su un piano culturale, i cambiamenti economici, politici e sociali in corso nell’area del Mediterraneo che vedono la Grecia fulcro della crisi dell’Eurozona.

 

GIOIA DI VIVERE

 

di PIERRE KALOUSTIAN VELISSIOTIS

 

Scrivere della Sotilis è come scrivere della fonte di energia, dell’attrazione elettromagnetica e la magia dell’universo, della forza del vento e i l mistero degli abissi del mare. E come parlare di una sorgente luminosa e del calore solare che regala la vita, del fulmine, del furore e della dolcezza, dell’uragano e dell’arcobaleno. Parlare di Lisa e contemplare i l miracolo della creatività che si rinnova per un entusiasmo senza fine. Ecco, questa è Lisa Sotilis. La gioia è la nota dominante dell’arte di Lisa. G l i artisti del dopoguerra ci hanno abituato e quasi condannato a vedere la figura umana fragile, l’uomo sofferente e condannato all’eterna solitudine, a contemplare i suoi l i m i t i . Infatti è del 1959 la data convenzionale del ritorno della figura umana che era stata esclusa dall’espressionismo astratto, dall’informale e da altre ricerche artistiche. Ritorno che alcuni hanno definito trionfale. Sì, ma un trionfo della truculenta drammaticità umana. Eppure due anni prima, una giovanissima artista greca plasmava sulla tela con complessa orchestrazione del colore fanciulle, animali, alberi e fiori, fondendo il tutto in una sinfonia alla vita, alla felicità e alla speranza. Ecco, questa è Lisa, gioia d i vivere. Anche la scelta del bronzo per le sue opere plastiche non è casuale. Il bronzo è un metallo vivo, caldo, che Lisa lavora con le proprie mani e, appoggiandosi su una preconoscenza ellenica e rifiutando le cadenze di un’avanguardia falsa sovrapposta alla moda, trasforma nei corpi di miti colti in un’eterna danza simbiotica con la natura che si nutrono a vicenda gli uni delle viscere dell’altra, in una continua metamorfosi dell’essere: fiori che diventano donne e uomini che diventano alberi. I suoi gioielli, in oro, platino e pietre preziose, sono la celebrazione e l’esaltazione di una straordinaria fertilità di estro e la mitizzazione di una spontaneità inventiva che non tollera alcun freno ma che, al contrario, esalta una fantasia di suggestione astrale e fiabesca. Quasimodo ebbe a scrivere: «Il viaggio d i Lisa non è i l tentativo di ritrovare un eden, è un giardino delle Esperidi mai lasciato». Ecco cos’è Lisa, colori, scultura, gioiello.

 


Lisa Sotilis's Mesmerizing Sculptures

Pubblicato il 24 agosto 2014 alle 13.40 Comments commenti (0)

Lisa Sotilis's Mesmerizing Sculptures



Lisa Sotilis composes for us the images of prehistorical countries where we can find apirations, the memories of the happines in Milton's Paradise, the concrete data of the sensitive, where everything becomes simultaneous in the dial of time which cancels all mathematical division.


They are figures found as garlands, or corolla of flesh petals, on canvas and in metal, even in the refrection of precious stones that follow the indented myth of metamorphosis in the more minute form of jewels.






Sotilis spread the colored glaze on the bronze sculptures, according to a technique of her own invention, and in the same way creates her jewels, until the sculptures really become the body for the mythological characters, the figures of bark and olives of ancient Greece.


To the innocence of the classical authors Sotilis adds the complicated fantasy of the oriental peoples, determined by shores where the vegetation reunited in the crown of the Hellenic poets procreate and multiply giddily, it is the landing of Mekong, behind the imperceptible cards of oriental magic.








Lisa Sotilis art exhibitions

Pubblicato il 24 agosto 2014 alle 13.30 Comments commenti (0)

Il Mito nell'opera di Giorgio de Chirico e di Lisa Sotilis

GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE, URBINO (PU)

 

"Walter Benjamin, anziche' respingere come irrazionale questa rinascita mitica, avrebbe parlato, per esempio di fronte alla scultura e ai dipinti di de Chirico e della Sotilis, di una 'profezia filosofica', di una realta' che e' al di fuori della storia esistenziale, che e' al di fuori di cio' che e' stato definito desiderio" di un'arte che "puo' prefigurare i confini, le frontiere di un diverso sapere, di una diversa immagine del mondo. (Pierre Kaloustian Velissiotis).


 

 

 

COMUNICATO STAMPA

Curatore Floriano de Santi

 

I miti ritornano a popolare il paesaggio del moderno. E giustamente Walter Benjamin, anziché respingere come irrazionale questa rinascita mitica, avrebbe parlato, per esempio di fronte alla scultura e ai dipinti di de Chirico e della Sotilis, di una “profezia filosofica”, di una realtà che è al di fuori della storia esistenziale, che è al di fuori di ciò che è stato definito desiderio, epithymia del razionale, ma che purtuttavia può prefigurare i confini, le frontiere di un diverso sapere, di una diversa immagine del mondo. Nel segreto l’arte occulta può condurre al punto in cui “ogni cosa”, anzitutto ciò che nel linguaggio estetico chiamiamo materia e forma, verrà cancellata e ridisegnata dal nostro sapere, dalla nostra “seconda vista”. E allora vedremo quello che si era occultato nella favola, quello che era nascosto nelle figure del meraviglioso. Ma questo esito è possibile in quanto la “scienza visiva” si è posta come il primo gradino della scala iniziatica, da cui abbiamo potuto ancora ascendere al gradino della conoscenza vera, della conoscenza della verità abscondita.

Pierre Kaloussian Velissiotis

 

Testo del Prof. Floriano de Santi

 

I. L’allegoria dell’“Edipo re”

 

Simile a quegli uccelli che mangiano carne di volatili, Edipo – per riprendere un’espressione dai Supplici di Eschilo – si è due volte nutrito della propria carne, dapprima versando il sangue paterno, poi unendosi con il sangue materno. Egli si trova così, per una maledizione altrettanto gratuita quanto la preferenza di cui beneficiano altri eroi della leggenda, estromesso dal legame sociale, respinto fuori dall’umanità: è ormai apolis, simboleggia la figura dell’escluso. Nella sua solitudine appare insieme al di qua dell’umano, belva feroce, mostro selvaggio, e al di là dell’umano, portatore di una qualifica religiosa tremenda, come un daimon. La sua macchia, il suo agos, non è che il rovescio della potenza soprannaturale che si è concentrato in lui per perderlo: mentre è macchiato è anche sano e santo, hieros e eusebes. La luce che gli Dei hanno proiettato su Edipo è troppo abbagliante perché l’occhio mortale la possa fissare. Essa respinge Edipo dal nostro mondo, fatto per la luce del sole, per lo sguardo umano, per il contatto sociale: lo restituisce al mondo solitario della notte, dove vive Tiresia che, pure lui, ha pagato con i suoi occhi, con il dono della doppia vista, l’accesso all’altra luce, il lumen accecante e terribile del divino.

 

Una prima forma emblematica di gioco d’inversione la troviamo nell’Edipo re di Sofocle, dove il figlio di Laio è presentato come un cacciatore che segue le piste, che bracca e stana la fiera errante sulla montagna, con una corsa che precipita in fuga e che lo relega lontano dagli uomini. Ma in questa caccia il cacciatore si ritrova infine ad essere la selvaggina; cacciato dalla terribile maledizione dei suoi genitori, erra e mugghia come una belva, prima di trafiggersi gli occhi e fuggire sulle selvagge montagne del Citerone. Persino il suo nome si presta a questi effetti di rovesciamento: Oida, “io so”, una delle parole principi in bocca ad Edipo trionfante, ad Edipo tiranno; Pus, “il piede”, segno imposto fin dalla nascita a colui il cui destino è di finire come ha cominciato, da escluso, come la bestia selvaggia che il suo piede fa fuggire, che il suo piede isola dagli umani, nella vana speranza di sfuggire agli oracoli. Ambiguo, Edipo porta in sé lo stesso carattere enigmatico che contrassegna tutta la tragedia sofocliana, interpretando il male, senza decifrarlo, della sinistra profetessa, della Sfinge dal canto oscuro.

 

Questa è una strada che, nell’arte moderna e contemporanea, porta gradualmente sino al simbolo-che-non-simboleggia, che non illumina nulla di noto, che nega a sé stesso ogni possibilità di rivelazione, ma che proprio dal far coincidere l’ignoto con il vuoto, dalla sua totale a-concettualità, acquista maggior facoltà di penetrare nel profondo, nell’athanatos nous, in territori sconosciuti, che hanno percorsi, spessori, prospettive sconosciute, suscitando una catena di echi lontani, che tramite misteriose corrispondenze (tra cui quelle di Edipo, che si proclama figlio della Tyche, della Felice Sorte) risalgono sino al limine del cosciente. Da principio è il sentimento struggente dell’irrecuperabile, del bene perduto, che oltrepassa per la prima volta la soglia dell’angoscia e ne proietta la luce livida, trasfigurante, sulle nostalgiche riesumazioni classiche del mito; poi si accentua la misteriosa estraneità di quelle immagini archetipiche presenti accanto a noi nello specchio che riflette le apparenze quotidiane: immagini inattese approdate nel presente dai recessi tenebrosi della memoria.

 

Nell’opera pittorica e scultorea di Giorgio de Chirico e di Lisa Sotilis è facile dedurre come l’itinerario di una ricerca che ha per tema il mito, che anzi s’identifica con il mythos, più si avvicina a noi nel tempo più allontana il fuoco del suo obbiettivo. Si configura cioè come una prospettiva rovesciata le cui linee di convergenza si dirigono verso il riguardante e trovano il punto focale di congiunzione alle spalle del piano di intersezione della nostra coscienza oltrepassandone la lucida superficie riflettente. È una prospettiva che si allontana progressivamente dai Campi Elisi del mito dai quali era partita per addentrarsi fra la nebbia del noumeno e dell’inespresso, verso l’origine delle cose, in quello che Goethe nella Pandora aveva chiamato “l’oscuro regno della possibilità mescolatrice delle forme”. È una prospettiva che indica la continuità di una linea, la persistenza d’un rapporto – certo sempre più precario ed insidiato, ma forse più aperto a sollecitazioni – con i grandi archetipi mitici che si rivelano ora spogli del loro aspetto simbolico, “culturale”, che appaiono come qualcosa che insorge e si subisce nella sua barbarica imminenza.

 

II. L’artista saturnino

 

Mentre in Böcklin il mito è ancora “vicino”, fa parte del vissuto, si prolunga in atteggiamenti esistenziali, abita luoghi conosciuti, reali, anche se scelti con cura per accoglierlo, indossa i costumi di cui ha rivestito la storia per riconoscerlo, intona il suo canto sommesso – come il coro che nell’Edipo re implora Zeus “padrone della potenza della folgore” (astrapan krate nemon) – all’ombra di antiche querce, su spiagge elleniche o tra sublimi dirupi, in de Chirico (che pure parte credendo ancora, come il Böcklin de L’isola dei mostri, di evocare direttamente il mito entrando nel suo spazio psichico dalla porta romantica della nostalgia) rivive ad un ben diverso livello, affonda le sue radici nell’ignoto, in un rapporto materno ombelicale che esclude l’angoscia. Si manifesta dapprima come favola, ma per brevissimo tempo: dopo l’esperienza metafisica del secondo decennio del Novecento che gli aveva consegnato la chiave più moderna e provocante del simbolo, il ritorno del Pictor Classicus al mondo in apparenza più tradizionale del mito, pur evocato attraverso straordinarie metamorfosi, si accompagna alla precisa coscienza dell’inversione dei significati o meglio della non corrispondenza delle immagini simboliche a un significato più profondo.

 

Sin dalle prime terracotte e dalle ceramiche policrome del 1938-40 – da Arianna dormiente agli Archeologi – de Chirico dimostra come il classicismo non sia per lui una determinata concezione del mondo, ma un atteggiamento umano che è perfettamente legittimo valutare sotto l’aspetto morale, come fu valutato nel periodo del grande classicismo francese dal Poussin. L’epithymia, il desiderio di bello che al pensiero classico è strettamente connesso, ma che cessa di essere un bello naturale per diventare un bello spirituale, sopravive così all’idea di spazio e di natura, e si collega ad ogni forma, e non già in quanto finge e rappresenta, ma in quanto è e significa. Se la pittura, il disegno, la stampa d’arte (si vedano in questa mostra fogli quali Riposo di Arianna del 1969, Ettore ed Andromaca del 1970 e Piazza d’Italia con efebo del 1972) di de Chirico escogitano tutti i mezzi per abbreviare il processo della fattura, per raggiungere la durata minima, la sua scultura, non sembra affatto assillata dalla stessa premura. Quasi tutte le opere tridimensionali dechirichiane sono di bronzo, e il processo di trasposizione da una materia all’altra richiede parecchie fasi successive: anche quando la forma si attua come trasposizione diretta della “cosa”, quella cosa è costretta ad eternarsi nel bronzo.

 

Del resto, uno dei temi dominanti de I grandi archeologi del 1968 è proprio l’antagonismo di forma e di spazio. Si può dire che la forma nasce dalla distinzione dello spazio, raggiunge la propria pienezza quando ha fatto intorno a sé il vuoto, quando cessa di reagire alla luce e all’atmosfera, al vicino e al lontano, e determina da sé, con il ritmo sicuro dei volumi e dei piani, le proprie condizioni prospettiche. Non accetta leggi, le detta: è una realtà metaforica e prepotente, che non vuole lasciarsi intaccare e dissolvere; un nucleo vivo e irriducibile, un nodo di forze in azione. In termini filosofici, è l’espressione della concretezza dell’esistere contro la vaghezza e l’inafferrabilità dell’essere; in termini morali, l’espressione di una dura volontà d’azione contro la suggestione della natura, l’invito a cedere, ad abbandonarsi ai suoi ritmi fluenti. Poiché l’antagonista dello spazio non è la materia ma l’uomo, il movimento antropomorfo, la forma si determina da un impulso che nasce sotto l’ora di Saturno.

 

L’avventura del de Chirico saturnino è magica; e i luoghi dove sosta sono, forse, più sconsolati di quelli dove, pochi decenni prima amavano indugiare Poe e Kafka, Baudelaire e Kirkegaard. Ma, secondo i Problemi di Aristotele, egli ha una possibilità di salvezza: i pericoli della melancholia possono venire mitigati da una giusta divisione del tempo, viaggi e suoni del liuto e dell’arpa. Il vero rimedio è interiore: la metafisica apre la crisi dell’oggetto, perché postula una soggettività così piena e profonda da sfuggire persino al controllo della coscienza; e chiede paradossalmente l’eliminazione di ogni certezza o consistenza del mondo oggettivo. L’artista classicus deve accettare senza riserve il proprio destino: abbandonarsi alla “divina contemplazione” dei frammenti archeologici, dedicarsi con passione esclusiva alla rêverie, vivere “solo e cogitativo”. Come spiegarlo meglio che con le stesse parole di de Chirico? “Amo... sognare sogni lunghi e complicati, un po’ affannosi, come se m’immergessi faticosamente in luoghi ed epoche antichissime; sogni... d’uno spettacolo di efebi ermafroditi dalle spalle dorate, nudi sotto un cielo alto e terso, in riva ad un mare profondamente ceruleo, dai lidi sparsi di templi e di santuari e di rocce coperte di pini e di allori immortali. Capisca chi vuole, ma son fatto così”.

 

III. Il “teatrino delle meraviglie”

 

Nell’opera pittorica e scultorea di Lisa Sotilis il mito si afferma presentando tutto il suo complesso apparato metaforico, come un enigma da indovinare, come un discorso ermetico offerto agli iniziati; o meglio ancora come un gioco letterario sull’enigma, una sua abilissima melodia, al pari nell’Edipo re della cupa cantatrice che è al contempo dipus, tripus, tetrapus. Ma le immagini dell’artista sono cariche di una vita simbolica reale che oggi ci tocca profondamente: le creature mutanti, le prospettive distorte e i piani sfuggenti che sembrano corrispondere ad una allucinata degenerazione della percezione provocano un senso di vertigine. Puntualizza nel 1967 Salvatore Quasimodo: “Sono figure che si ritrovano come ghirlande, o corolle dai petali di carne. Sulla tela o nel metallo, perfino nelle rifrangenze delle pietre preziose che proseguono il mito frastagliato della metamorfosi nelle forme ridotte dei gioielli. È la natura ellenica, l’abbandono alla stagione fiorita, alla certezza che è nel grembo di Afrodite: in Grecia dove sono le viscere dei misteri di Eleusi, l’abisso d’ansia del rituale dionisiaco, là dove ci sono la pace e la conciliazione estrema che spezza ogni nodo di buio”.

 

Con le tempere Il giardino di Iside del 1957 e Omaggio a Esopo dell’anno seguente la Sotilis introduce un “teatrino di meraviglie”, che il caleidoscopio delle luci e dei colori pare muovere e trasformare come nell’eterno e mai uguale ripetersi delle ore e apparire delle stelle. Le sue composizioni rimandano al concetto del cosmo: la vibrazione di una foglia al flusso della vita, l’equilibrio armonioso di un cavallo o di un nudo muliebre all’infinito bilanciarsi delle sostanze e delle energie nei fenomeni epicuriani della physis, della natura. Così, dalla magia per i bambini delle carte ritagliate che divengono le caravelle che solcano i mari della fantasia, tutti i personaggi e le cose del castello, l’artista ateniese fa nascere un linguaggio che – come quello di Alice del paese delle meraviglie – coltiva sistematicamente il non-sense della metamorfosi metafisica e surrealista: scava nel Regno dello Specchio, oltre “la luminosa nebbia d’argento”, dove tutto è capovolto. Nel bronzo Fenicottero di Alice del 1980 la Sotilis sceglie i simboli più visibili, attraverso un discorso lirico nutrito di antichi riferimenti culturali, che portano il procedimento del “gioco” al suo valore più profondo di rivelazione del vero nelle regole della finzione.

 

Con la sua pittura – dall’Autoritratto del 1959 Afrodite del 1972 e alle Due atlete del 1980 – la Sotilis mostra di voler aiutare la bambina che è ancora in lei, a tener ben fermo nel suo cuore ciò che ama e non vuole perdere: il piacere del volo fantastico, il volo nello spazio cosmico, il volo intorno all’eraclitea psyches peirata, confine dell’anima, per attraversare la strada della “favola” legata a un tempo puro e distanziante, ad una grazia intatta intessuta di realtà e simboli, che possiedono la semplicità festosa dell’infanzia insieme a una profonda spiritualità. Ma ciò che elude l’intelligibile non elude l’intuibile e consegna alla visione un reale potere suggestivo, un sospetto sottile e malinconico di attualità. Nella materia policroma di Terra di Agamennone del 1969, Tramonto a Cartagine del 1980 ed Esplosione vitale del 2008, le forme bruciano come impronte; la luce emerge piano dalle grotte, dai fondi, dagli orizzonti; ali oscure ovunque fremono, si distendono, proteggono e minacciano; a volte dagli spessori abbruniti delle nuvole nasce uno smeraldo d’aria o dalle onde dense come lava un taglio di azzurro; a volte i bruni del cielo e i bruni del mare si fondono così mirabilmente da formare una sola parete di viola.

 

Oltre al mito, la Sotilis e de Chirico hanno in comune proprio l’elaborazione del sogno, e l’aver intrapreso questa via non significa affatto aver aderito alla poiesis surrealista; anzi nessuno dei due si è mai riconosciuto nel movimento di Breton. Nel caso del maestro della Metafisica la causa di questo rifiuto è forse più complessa, ma rasenta, benché apoditticamente e con violenza polemica, quelle stesse motivazioni anti-programmatiche che nella Sotilis appaiono chiarissime e serenamente ragionate. Per la scultrice di Omaggio a Fidia del 2005, Poesia di Saffo del 2006 e Metamorfosi di Persefone del 2007, la dimensione del miracoloso è qualcosa che si manifesta abnormemente nell’ambito del naturale, servendosi delle sue leggi sia pure per sconvolgerle, o semplicemente capovolgerle. Il surreale è invece l’autre, un’altra realtà, ignota e allucinante, suprema ma anche sotterranea, dotata di leggi e meccanismi diversi, suoi propri, inaccessibili, oscuramente profondi. Laddove nella Sotilis non è mai l’oscurità ad annunciarne il messaggio, ma come un improvviso intensificarsi di luce; quella luce che modula il bassorilievo di bronzo dorato Autoritratto con fiori del 1975 come se fosse tessuto da un’ape: come un moto d’onda o una caduta di piuma, che continuamente debordino dall’assiologia e dall’assioma del presente.

 

Immagine: Lisa Sotilis insieme a Giorgio de Chirico

 

Patrocinio di

Comune di Urbino; Provincia di Pesaro e Urbino; Ambasciata di Grecia, club UNESCO Caravaggio (BG) e club UNESCO Tolentino.

 

Catalogo Vallecchi editore di Firenze (con la riproduzione di tutte le opere esposte).

 

Sponsor esclusivo Piero Guidi S.p.A

 

Inagurazione 1° aprile 2009 ore 19:00 presso la Rampa di Francesco di Giorgio Martini.

 

La rampa di Francesco di Giorgio Martini a Urbino

Palazzo Ducale - piazza Duca Federico, 3 Urbino

ore 16,00 – 19,00

 

LISA SOTILIS jewelry

Pubblicato il 21 luglio 2014 alle 07.35 Comments commenti (0)


Lisa Sotilis paintings

Pubblicato il 21 luglio 2014 alle 07.10 Comments commenti (0)

Paintings

  






Esplosione vitale - 2008

Sacerdotesse di Dionysus - 2012

Rapimento d'Europa – 2013

Lisa Sotilis creations

Pubblicato il 21 luglio 2014 alle 06.25 Comments commenti (0)

Lisa Sotilis is famous throughout the world for her unique jewelry pieces chosen by the crème de la crème of the international jet set such as Her Majesty Empress of Iran Farah Pahlavi, Her Majesty Queen Marie José of Belgium, the last Queen of Italy, Princess Maria Beatrice of Savoy, the Royal Princess Munira al Saud, Rudolf Nureyev, Andy Warhol, Margot Fontayn, Roland Petit and Zizi Jeanmere, Claudia Cardinale, Annie Girardot, Mimie Lay, Mitzi Newhouse, Madame Schlumberger and numerous other jet-setters.


 

Lisa’s first client was Salvador Dali, who before the official opening of her first show at the Iolas Gallery in New York, purchased for his wife Gala, two of Lisa’s large gold art creations. Her second client was Giorgio de Chirico, who decided to surprise his wife Isabella Farr with Lisa’s large 24kt gold and platinum necklace and 24kt gold watch with Cartier movement.

 

Sotilis’s attainments include an exclusive contract with Cartier, NY, in the 70s, for the design and execution of the bezels for their famous watches.


 

All of Lisa Sotilis’s jewels are hand crafted, hand hammered and hand chiseled. Most of them are made of 24kt gold. 24Kt gold? Yes. We all know that pure gold is too soft to be wearable without damage. But Lisa couldn’t resist its magic, warmth and breathtaking elegance. With her signature technique, unique in the world, consisting of profiling the rear of the jewel with 18kt gold wire, her jewels become strong and durable enough to be worn every day. The profiling process is tiresome, tedious and has to be repeated many times, until the 24kt gold sheet and 18kt wire become one homogenous surface. Lisa says: it is a challenge to the laws of physics, since the 24kt gold melts sooner than the 18kt. How Lisa is able to accomplish it, remains a secret of her artistic genius and her proverbial tenacity.

 

The final product is simply mesmerizing.

 

Lisa Sotilis’ one-of-a-kind jewelry creations are completely hand crafted, hand hammered and sculpted in 24K gold, platinum or pure silver and similar to ancient jewelry techniques, her jewels are backed with stronger precious metal alloys to lend structural support to the highly sculptural forms.

 

However, the miracle, mystery and sheer genius of artistically melding a pure noble metal with an alloy of the same brilliancy showcases the many talents of Lisa Sotilis!

Also in keeping with her ancient/modern theme, Lisa sometimes features ancient carved stones, beads or relics and a myriad of precious stones which most often include one or a combination of the following; emeralds, rubies, sapphires, pearls, jade, amethyst, turquoise, coral or lapis lazuli.

 

Daniel Morris – art expert and collector

 

Biographical notes:

 

Lisa Sotils was born in Athens (Greece). She descends from a heroic and aristocratic Greek family that has contributed considerably to the independence of the nation.

 

Sotilis studied art at the Academy of Fine Arts of Brera, Milan, Italy.

 

At the age of 16, on the occasion of her solo exhibit at the Gian Ferrai Gallery in Milan, Italy, art critics and historians Luciano Budigna, Raffaele De Grada, Franco Russoli and Giorgio Kaisserlian as well as renowned artists, Renato Guttuso, Ennio Morlotti and Marcello Mascherini noticed her extraordinary talent.

 

Sotilis’s international debut took place at the Berlin Museum, where the 18 year old artist was presented by the renowned professor Jannasch, as an enfant prodige. On that occasion Lisa met Alexander Iolas, the world leading art dealer, who immediately offered her an exclusive contract and presented her to all his top galleries in New York, Los Angeles, Paris, Madrid, Geneva, Athens and Rome, and placed her among the big ones of the last century: Andy Warhol, René Magritte, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Jean Tinguely, Roberto Matta and others.

 

Salvatore Quasimodo, Nobel Prize in Literature (1959), in his book “Visti da Salvatore Quasimodo” (1969 edition) writes of Sotilis:”revelation of the influential power of the Greek myth”.

 

Lisa Sotilis was Giorgio de Chirico’s assistant, the only assistant for his large sculptures’ projects financed by the world-renowned art dealer and collector, Alexander Iolas. She was the only one authorized by the Master of the Metaphysical art movement to retouch his waxes before casting.

 

Sotilis also engages in the technique of painting in fresco. She won a contest to fresco the Sant’Antonio da Padova Chapel at the Church San Giovanni Battista alla Creta, Milan, Italy.

 

One of Sotilis’s greatest accomplishments is the creation of a monumental work for posterity: the 6 meters (19.7 feet) high front door in solid bronze with side decorations in gold plated bay-leaf motifs for the I Papandi Tou Kyriou (Reception of the Lord at the Temple) Greek Orthodox Church in Amman, Jordan.

 

Lisa Sotilis is a very prolific artist. Her sculptures, paintings, jewels, furniture, and home décor accessories are displayed in museums as well as in private collections throughout the world.


LISA SOTILIS ONE OF A KIND SCULPTURES AND JEWELRY

Pubblicato il 09 luglio 2014 alle 11.20 Comments commenti (0)

From the jewelry of ancient Vergi to the  modern jewelry of Lisa Sotilis at the Archaeological Museum of Serres, Greece

 

As the ancient jewels of Vergi (in the Macedonia region of Greece), exposed at the Archaeological Museum of Serres, Greece, captivate the public with their glamour, elegance and beauty, so does, under the same roof, the present exhibition of Lisa Sotilis’s contemporary jewels. It is a fascinating encounter of distant epochs of the goldsmith’s art, bound by a common message: the universal power of the Hellenic artistic spirit and genius.

Ancient pendant from Vergi and Lisa Sotilis’s necklace

 

The exhibition, organized by the Hellenic Ministry of Culture and Sport, Ephorate of Prehistoric and Classical Antiquities, Region of Central Macedonia, Regional Unity of Serres, with the collaboration of the Municipality of Serres, was inaugurated on November 16, 2013 by Ioannis Moisiadis, Vice Governor of Central Macedonia and Petros Angelidis the Mayor of the city of Serres.

The crowd at the opening

 

The art show is curated by Pierre Kaloussian Velissiotis, art expert and international art dealer and Giovanna dalla Chiesa, art historian and critic.

It is produced by Eleftheria Gkoufa, a collaborator at the prestigious Benaki Museum in Athens, Greece.

This unique art event, wouldn’t be possible without the generous sponsorship and the active collaboration of Mr. Pino Villella, the O.V.S. VILLELLA CEO and, his dedicated employees.

 

The catalog of the exhibition is dedicated to General Napoleone Sotilis, Lisa’s grandfather, who was the liberator of Serres and many other cities in Northern Greece.

Ioannis Moysiadis – Vice Governor of Central Macedonia


Rss_feed